Un canto chiuso dentro ad uno sguardo

holt

Tocchi.

Su tasti bianchi e tasti neri.

Kent Haruf, così, ci fa assaporare la vita,

nelle sue immense sfumature.

Un piccolo requiem.

Occhi, i miei

Che sentono la voglia di chiudersi e vedere,

Laggiù un villaggio,

Case

E dietro alle finestre

Vite.

 

Uomini a contatto con la natura

Donne giovani che ne iniziano di nuove

Madri viziate da una vita che mena

Figli delle stesse, che crescono senza rispetto.

 

L’amore !

L’amore come refrain

Un uomo che nella sua stanza vede solo nero

Un nero sdraiato nel letto che non riesce a trovare la forza di vivere

Un nero che lo porta a cercare braccia di donna che sanno accogliere

Buchi neri

Squarci

Ferite che sanguinano, il cui rivolo tinge lenzuola, sentieri, vetri.

 

Sbatto lievemente le palpebre,

piano piano cerco di aprire gli occhi

ma l’anima di Holt

mi tiene tra quelle tende

tra quelle semi – trasparenze

 

Ocra, il colore di Holt

terra, il suo odore

polvere, è ciò sentono le nostre narici

un cuore che pulsa, le nostre orecchie

bum bum bum bum …

 

vento, leggero di compagnia

portatore di semi

portatore di gemme

portatore

 

E laggiù

Quel cavallo vivisezionato

Che ora corre libero

Verso la linea di confine

Tra i tasti bianchi e i tasti neri.

 

Holt

Holt

Holt.

 

Canto della Pianura, Kent Haruf, NN Editore.

PS: Raccontateci il vostro Haruf con l’hashtag #harufever. Una foto delle parole più belle.

Con la terra tra le mani,

Giorgia

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