Per voi che vivete sicuri. Dialogo con Demetrio Paolin

Chiudi l’ultima pagina di un libro, che per te non rappresenta solo una nuova testimonianza relativa ad un evento storico che non ha processo di metabolizzazione e continui a cercare risposte, in ogni parola scritta a riguardo, ma ritrovi anche te stessa nella forza che l’arte deve avere.

Lontana dal concetto di intrattenimento, la scrittura e l’arte per me sono un mezzo per porre attenzione su ciò che colpisce l’animo umano, il sentimento popolare.

Un libro e un’opera d’arte dovrebbero sempre essere “a mettere” nella nostra vita e non il contrario.

Per questo seleziono la fruizione di ciò che voglio vivere e inserire nella mia quotidianità. Contatto Demetrio Paolin per avere un confronto per sentire come sente l’arte e la scrittura, qui di seguito le risposte.

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“Conforme alla gloria” dove pone le sue radici ?

Le radici di Conforme alla gloria risiedono nel mio studio sulla letteratura concentrazionaria  (in particolare Primo Levi) e nell’aver letto, curato e ordinato una serie di testimonianze di deportati. Penso che la mia personale familiarità con questo universo storico, narrativo ed espressivo, mi abbia portato concepire questa storia, che si legava ad altri temi come il rapporto tra umano e disumano, il problema del male e la resurrezione dei corpi. Scrivere questo romanzo ha significato, quindi, guardare dentro quello che era il mio immaginario: se da un lato è stata un’operazione consapevole, mi rendo conto di come con il tempo, con il sedimentare delle letture altrui, delle critiche e degli apprezzamenti, Conforme sia in realtà un libro molto notturno e umbratile, dove molte cose nascoste si sono dissepolte da sole senza che io me ne accorgessi.

Bellissima la tua dichiarazione: la scrittura è un atto politico. Affermazioni così non ne sentivo da un po’ di tempo e lo trovo rincuorante. Puoi spiegare meglio?

Io non ho mai inteso lo scrivere come un atto intimo. Ho sempre scritto perché pensavo di avere qualcosa da dire a qualcun altro. Scrivere è un atto pubblico quindi; ed essendo un atto pubblico è un atto politico perché in qualche modo – nel bene o nel male – tocca persone che vivono all’interno di una società e ne modifica il modo di vedere e di concepire il mondo. Io non credo nell’idea dello scrittore “pifferaio della rivoluzione” né a quella dello scrittore esiliato in Arcadia: semplicemente nel momento in cui mettiamo le nostre immaginazioni sulla pagina e queste vengono lette, esse producono degli effetti negli altri. E qualsiasi effetto è politico, perché incide sul vivere delle persone.

L’arte figurativa come la scrittura hanno limiti? che cosa sono e come te li vivi?

Siamo esseri mortali, abbiamo dei limiti naturali: non siamo infiniti e non siamo perfetti. L’arte, qualsiasi tipo di arte, si scontra con questa finitudine. Però non vivo questa condizione come un limite, ma come una possibilità espressiva in più. Io non sopporto la retorica e la poetica dell’ineffabile, di qualcosa di così enorme da non poter essere detto, perché questo atteggiamento è indice di un atteggiamento insincero nei confronti della cosa che abbiamo deciso da dire. Secondo me tutto può essere detto, ogni cosa è dicibile, il vero problema sta nella comprensibilità. Lo scrittore deve far comprendere quello che desidera dire, il che non significa usare un linguaggio semplificato, rinunciare alla complessità narrativa o sintattica, ma deve trovare il modo migliore per dire quella “cosa” a tutti. Altrimenti il suo sarà solo un urlo disarticolato che non serve a nessuno.

L’arte cosa è ?

Certe volte guardo o penso ai primi disegni nelle grotte fatte dagli uomini preistorici; mentre le guardo penso che l’arte nasca come un esercizio di esorcismo verso il male e la paura. L’arte se dovessi di dirlo in poche righe è un esorcismo verso il male compiuto, subito, o che compiremo e subiremo.

Una colonna sonora per “Conforme alla gloria” ?

La colonna sonora di Conforme alla gloria è quella dei suoi personaggi, Velvet Underground, Sex Pistol, Pink Floyd e Iron Maiden. La musica nel romanzo è importante, per me è stato un modo per puntellare la reale esistenza dei personaggi che stavo creando. Sentivo il bisogno che loro ascoltassero canzoni per sentirli reali davanti a me e non bidimensionali nella pagina.

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Da dove partono le idee? cosa senti tuo, vicino che vale la pena registrare su carta?

Non ho idea da dove partono le idee, certe volte sono pensiero improvviso, altre volte mi inciampo in una parola, altre volte mi colpisce una situazione che osservo. Difficilmente le appunto in quel momento, ma le faccio come macerare dentro la mia testa, giorno dopo giorno. Ho un atteggiamento vagamente autistico con le mie idee: le tengo dentro di me, me le ripeto tanto fino a che assumono una forma che ha senso e quindi le metto in pagina. Il fatto di metterle in pagina non significa che quel progetto vedrà la luce, più che altro cristallizzo un pensiero che poi forse un giorno prenderà forma in un libro, o saggio o articolo o, come molte volte accade, non se ne farà nulla.

La lettura è ?

La lettura è un esercizio di conoscenza del mondo intorno a te, è uno strumento delicato e rischioso, quindi non è assolutamente vero che bisogna leggere tanto e tutto, ma bisogna leggere in maniera consapevole e attenta.

Libri per te importanti, qualche suggerimento?

Ognuno ha il suo canone di riferimento, ovviamente ci sono libri senza i quali non avrei scritto.  Io lo dico sempre che se non avessi letto a 8/9 anni la Bibbia forse non sarei l’uomo che sono. Così l’aver letto Pavese, Fenoglio e Primo Levi. Non avrei scritto come scrivo senza aver letto Mozzi, Drago e Voltolini; ma dove li metto Salgari e King? E Hugo, Dostoevskij e Dickens? Oppure il Manzoni dei Promessi Sposi e del Discorso sul  Romanzo Storico? O il Leopardi delle Operette e dello Zibaldone? O Celine, Camus? E Coccioli, Pomilio e Volponi? Come ti dicevo prima la lettura è un atto di esercizio di comprensione e conoscenza del mondo: ecco ognuno dovrebbe leggere libri che quando li hai chiusi il mondo come lo vedevi prima è scomparso e hai davanti una landa nuova e inesplorata.

Le guerre, i campi di concentramento? un atto politico o uno sterminio umano ingiustificato?

Credo che siano due fenomeni diversi. La guerra in alcuni casi e in alcuni momenti è un atto politico, è un atto – per quanto terribile e tremendo – legittimo, soprattutto quando è guerra di difesa o guerra di liberazione. Il campo di concentrazione è invece una totale aberrazione, mette sotto scacco qualsiasi idea di umanità e di umano, è volto alla distruzione sistematica dell’uomo non in quando casualità (io sparo e uccido qualcuno dall’altra parte), ma come metodo (io ho trovato un modo per uccidere tutti affinché non ne rimanga nessuno). Paradossalmente la guerra contiene in sé, in un angolo nascosto, un germe di umanità, un germe di umano, cosa che l’universo concentrazionario ha volutamente abolito.

I colori e gli odori contenuti in “Conforme alla Gloria”

I colori a cui sono più affezionato nel libro siano quelli del Mare del Nord di Amburgo. Il libro ne ha altri, ma quella tonalità opaca di grigio e di luce, rimane per me come scrittore una della sfide più affascinati da riprodurre. Per quanto riguarda gli odori, quello che più mi ha tormentato nella stesura del libro è l’odore del pollo bruciato, quando si passa sul fuoco per togliere l’ultima peluria prima di metterlo a cuocere. Quell’odore dolciastro, mi dissero i sopravvissuti, era molto simile a quello che impestava il campo di prigionia nei giorni che tirava vento. Ci sono stati giorni mentre scrivevo il romanzo che letteralmente io lo sentivo intorno a me.

Se siete curiosi di leggere le mie emozioni su “Conforme alla Gloria”, potete trovare qui il mio contributo.

paolin

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