Guerremoto. Lo scossone del cuore.

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Ph. Voglio Scrivere di Te

La parola che usano tutti è prima. Secondo i grandi, prima parlavo e ora non più. Secondo me invece dico tantissime cose, ma in silenzio e non a loro.

Come può vivere un bambino il fenomeno del terremoto ? La nostra terra, recentemente, trema in maniera evidente, è necessario correre al riparo.

Fenomeni di tale identità sconvolgono, modificano, intervengono sulle vite senza mezzi termini. Lo spirito dei più piccoli deve essere quindi maggiormente coltivato ed accudito.

E’ auspicabile offrire loro un punto di vista, uno sguardo che non addolcisce la pillola ma può permettere loro di avere una reazione diversa, un pensiero alternativo.

Nadia Terranova ha compiuto questo piccolo miracolo, ha avvicinato il suo cuore a quello di molti bambini che hanno vissuto il drammatico evento e anche a quello di molti, che hanno visto a distanza, cosa vuol dire il “guerremoto“.

Se chiudo gli occhi, nel mio castello di prima ci sono: la cucina con il vapore che puzza di  broccoli, il letto con i giochi da mettere a posto, il bagno che odora di sciampo giallo, le mattonelle color azzurro fiume e il mio portasapone a forma di coccodrillo.

Se li chiudo più forte, in bagno ci sono i coccodrilli, in cucina i rampicanti e nella mia stanza la libertà.

Se invece apro gli occhi, trovo il posto dove viviamo per ora e papà che prova a raccontarmi una favola, ma si capisce che non ha voglia.

Un racconto sviluppano in poco meno di 50 pagine e che grazie alle tavole di Laura Fanelli, portano i ragazzi a costruirsi il proprio castello, forse di carte o di fantasia, ma ciò che serve è ricordare, affrontare e continuare a sperare.

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Illustrazione Laura Fanelli – Ph. Voglio Scrivere di Te

 Eccomi qui a rivolgermi immediatamente all’autrice per rispondere ad alcune curiosità.

G: Da dove nasce l’idea del tema dominante in “Casca il mondo”?

N: Dalle case silenziose e abbandonate, ma pulsanti, del centro storico dell’Aquila dopo il terremoto. Dalla sensazione che dentro quelle case vivessero ancora gli oggetti e le storie di chi le aveva abitate fino a un attimo prima, delle persone che da un momento all’altro stavano per tornare.

G: Hai subito pensato ai più piccoli ?

N: Sì, è nata come una storia per bambini, perché aveva un bambino come protagonistala cui voce era diretta ai coetanei.

G: Come è stato il lavoro di collaborazione con Laura Fanelli ?

N: Abbiamo ragionato sui primi bozzetti, anche insieme all’editor di Mondadori Marta Mazza, fino a trovare una soluzione soddisfacente per tutti le raccontare i personaggi. Poi ho visto direttamente l’impaginato e mi sono goduta la sorpresa. Sono molto contenta del risultato e della bellissima idea di copertina, un castello di carte fragile ma accogliente. Laura è una vera professionista.

G: La scelta dei colori delle tavole ha un significato ?

N: Bisognerebbe chiederlo a Laura! Io da lettrice e osservatrice ho trovato dei percorsi e dei richiami, certo.

G: Interessante la parte finale del libro, dove si spiega il fenomeno naturale del terremoto, e si danno le prime indicazioni per come affrontare tale entità. Che significato vuole avere questo piccolo compendio ?

N: E’ stata un’idea redazionale, e mi ha trovato d’accordo. Considerato che la mia fiaba andrà ( e sta già andando) in mote scuole, può essere utile per gli insegnanti ragionare insieme agli alunni su aspetti più pratici.

G: Hai già fatto incontri con i bambini delle località terremotate ?

N: Ho incontrato dei bambini abruzzesi, a Pescara. E’ stato molto commovente. All’inizio non riuscivo a parlare per l’emozione. Avevano fatto dei lavori bellissimi a partire dalla storia di Oscar, e gli avevano anche scritto delle lettere.

G: Questo libro è un piccolo ma grande impegno civile, sembra essere parte della tua natura questa caratteristica, le storie devono avere un “compito” per chi le legge, è solo una mia impressione ?

N: Di solito scrivo per il puro desiderio di raccontare; mi sembra che a caricare le storie di missioni le si appesantisca inutilmente. Ma poi, quando accade che chi legge veda dentro le mie parole un senso, allora lo trovo anche io, scoprendo di avercelo messo quasi a mia insaputa.

G: Il tuo titolo di coda preferito ?

N: La poesia rap regalata a Oscar da un anonimo poeta (tutto vero!) mi piace tantissimo.

Un bellissimo libricino da regalare

Alla prossima

Giorgia

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