Si vive l’amore tra abiti smessi e cuciture da rattoppare.

17190403_10212893507518353_8554504648783076429_n.jpg

Cambiare, cambiare, seguire il vento, i pollini ci conducono su altri tetti. Ci portano ad annusare un’aria che parla una lingua differente.

Come api laboriose intente a seguire traiettorie amorose-odorose, a volte noi donne seguiamo rotte insospettabili.

Questa è una storia tutta al femminile, figlia dei codici che da sempre ci legano. Una madre lascia in eredità il suo armadio e i suoi abiti. Ognuno di loro narra di lei e del resto del mondo.

Sapiente, profondo, ancestrale.

Un racconto, il cunto, che è come un archetto che sfiora le corde di un violoncello, come le api che vengono imbambolate dagli odori e dai colori, come forze, come suono, come energia che viene captata e trasformata in vita.

Un luogo delimitato, l’armadio, che parla di come viversi nel mondo, di come comunicare o nascondersi in mezzo alla folla, sentirsi protetta o dichiararsi pronta all’amore. A tramandare e trapassare il proprio essere in un altro respiro.

Pieghe, maniche a sbuffo, tasche, polsini, colori, stoffe leggere, fiori, tinte unite, gonne a ruota, pantaloni a palazzo, tutto tutto tutto è musica, armonia, dissonanza, vulnerabilità, sicurezza.

E quando è una madre a condurre una figlia dentro di sè, dentro il suo mondo, sperando che un piccolo tocco, un lieve sfioramento possa far sentire l’anima sottile dei cotoni, delle lane e di quel corpo-madre-donna che l’ha generata e che è volato su un altro tetto, illudendosi che potesse essere quello del cuore.

You feel Poetry. You feel Joy. You feel into the Life.

Perchè a mettere ordine nel proprio cuore, servono elenchi e appunti su carta, spessa o leggera, secondo ciò che si deve lasciar nel taschino o far volare via.

Perchè una voce mamma sente il compito di tramandare. Di ricamare quel filo che è stato tagliato alla nascita, perchè di sangue e terra si tratta, perchè …

La vita complementare ce la insegna l’armadio. Non rifiutare Corinne, gli eretici abbinamenti, le piccole violazioni alla norma che offre un armadio intelligente. Guarda i colori al suo interno che s’infrangono uno sull’altro. Viola col verde chiaro, con l’arancione – o azzurro.

Come vulcano, il nostro moto interiore, il nostro vagar di fiore in fiore, amando.

E così Elvira Seminara da voce ad alcune mie curiosità_

Ci sono gli abiti dell’anima ?

A pensarci, parliamo spesso di anima denudata, più che vestita. Dunque sì, la spogliamo di qualcosa, ogni tanto.

Un abito è ?

Un abito è un testo. La parola tessuto ha lo stesso etimo – Textum- della parola testo. Entrambi hanno trame, intrecci. Molto interessante, no ?

Figure femminili che hanno rappresentato la “resistenza” al dovere nella tua famiglia, anche gli abiti sono stati parte della loro integrità ?

Mia madre ha sempre avuto un certo modo musicale di vestirsi, direi compositivo. Con rime rimandi citazioni, ritornelli. Pur non amando particolarmente la musica, devo dire…

Saper creare atlanti, saper raggruppare immagini e sensazione, quanto deve al femminile ? se, ne deve al femminile ?

Le mappe – disegno e consultazione – sembrano appartenere al genere maschile, perché le donne sono notoriamente più digressive e creative. Almeno secondo tradizione. Però le donne amano fare le liste, per il piacere segreto di porsi confini da raggiungere e scavalcare. Liste della spesa, dei compleanni, dei gioielli, delle incombenze quotidiane, obiettivi del mese. A volte per il bisogno masochistico di limitare la propria tensione libertaria e fantastica. Chissà. 

Un abito che non scorderai mai ?

L’abito che non scorderò mai è un tristissimo completo di lana grigio ferro, austero e rigidissimo, che mio padre mi regalò per carnevale quando avevo 9 anni. Io gli avevo chiesto un vestito in maschera, e lui che era contrario mi comprò un “vestito serio”. Un abito stile orfanella, che  rivedo ancora, imbarazzato e mogio, nelle feste piene di fate e guerrieri. Grazie a questo trauma penso di aver conquistato il piacere ludico e liberatorio del vestirmi, e di aver sempre gioiosamente ecceduto nel travestire le mie bambine a Carnevale.

Una scarpa che ti ha fatto sognare ?

Le prime ballerine a sedici anni, perché mi facevano sentire volatile e coraggiosa.

Un abito che è stato parte integrante della tua affermazione individuale, che fa di ognuno di te la donna che sei ?

Non esiste per me quell’abito. Io mi sento, con tutti i rischi e danni annessi, una chiassosa moltitudine. I vestiti che amo di più sono quelli reincarnati, nati in seconda vita, su preesistenze, abiti usati, stoffe di casa, relitti felici di mercatini. Sono gli abiti che ci scambiamo con le mie figlie, e trattengono il loro profumo, le loro pieghe, il nostro modo di stare al mondo in pienezza e inquietudine, e libertà.

Il mio abito del momento, parla di sentire l’energia della natura in me, di collegarmi al mio istinto e al sentire che non ha filtri dell’anno Duemila.

IMG_7069.jpg

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...