Un sabato mattina all’insegna delle coincidenze e di Van Gogh

camilosanchez

Camilo Sànchez soggiorna in una casa vacanze vicino al mio vecchio appartamento di Cesena.

Zona di conventi e preghiera.

Per me questo ha un gran valore, è casa, è un luogo che ha portato alla mia rinascita.

Giunta di fronte al portone di ingresso, lui è già lì che mi aspetta a braccia aperte, ecco chi è Camilo Sànchez.

Non posso che rendere ancora omaggio a quei luoghi che mi hanno vista gioire, a quella casa-cella che mi ridato alla vita. E ora ne stavo assaporando ancora, di grazia.

Le sorprese non erano finite, lì ad aspettarmi anche Laura Pariani (traduttrice ufficiale dell’incontro) e suo marito Nicola Fantini, scrittori e profondi conoscitori dell’anima argentina.

Un intimo giardino interno, ceramiche e bellezza.

Immediatamente Camilo dice che è strano per lui avere un incontro a tu per tu con qualcuno. E soprattutto con una lettrice, che ringrazia per avere letto il suo libro. Il giudizio è un peso per lui. Io non ho queste velleità, il libro è espressione artistica e può essere solo condivisione. Non giudizio.

L’atmosfera si distende, si è lì per raccogliere e condividere la lettura, le impressioni, le emozioni.

Si parte dal principio, dalle coincidenze, da quei casi della vita che ti portano direttamente sulla strada del tuo racconto.

Camilo legge a 15 anni le lettere fra Theo e Vincent, allora fu per lui un libro salvifico, capì che all’interno si parlava di anima, di filosofia, di arte. Era una lettura completa.

Il passo è breve e la voglia di conoscere i dipinti viene immediatamente dopo.

Lavorando a New York, in età adulta, si imbatte nella scoperta che c’è stata una donna alla base della diffusione delle opere di Van Gogh (non poteva essere diversamente, il fratello era già morto): Johanna. Lei che giovane vedova, rilegge il carteggio dei fratelli (600 lettere), per metabolizzare il lutto, per necessità, per esorcizzare l’enorme dolore.

Dopo  le lettere, i quadri. I girasoli, i campi di grano. La serenità e talentuosità di Vincent Van Gogh.

Ecco qui il grande filo che collega Camilo Sànchez a Johanna Bonger.

Il giornalista argentino, recandosi dopo qualche anno di fronte alle tombe dei fratelli Van Gogh e notando che anche l’edera rampicante, aveva compiuto il suo dovere, cioè quello di avvolgere entrambe le lapidi anche nella morte, per lui la risposta fu immediata: si doveva scrivere di questa donna intellettuale che ha seguito il cuore.

Cosa è per te scrivere ? 

Scrivere è pensare due volte. E’ pensare meglio. Scrivo per fermare il tempo, mi ha aiutato molto nei momenti importanti della mia vita (crescita di mio figlio, malattia di mio padre), riportare su carta ciò che sentivo e vivevo, sotto forma di diario.

Grande valore l’atto della scrittura, per Sànchez, il quale mi confida che il libro per lui è una conversazione intima che diventa atto pubblico. Una installazione.

Ecco che l’anima argentina, che riesce a concepire e a visualizzare l’opera d’arte ancora strettamente legata alla res publica, viene fuori, ed è per me un colpo al cuore.

Si può ancora parlare di dovere sociale, di condivisione culturale e intellettuale. In Argentina si dice che il giornalista si forma in pubblico.

Meraviglia !

Sei un lettore ? Cosa leggi ?

Lo sono da sempre, da quando ero piccolo e sono onnivoro, anche per deformazione professionale, ma ciò che amo di più è la poesia, mi calma e mi illumina. Amo Ungaretti (grande creatore di versi in sintesi), Quasimodo. Spesso sono esempio durante la mia cattedra di giornalismo.

Che odore ha il tuo libro ? E che colonna sonora ?

L’odore è quello del gelsomino, sentivo questo mentre scrivevo la mattina; proveniva dal mio balcone e la musica, non ci ho mai pensato, qualcosa che sia oltre. Keith Richards, per esempio.

E così la mia mente, immagina. Ho preso confidenza con questo tavolo, con le anime che lo contornano e che mi fanno sentire di vivere l’arte, di sentirla sotto pelle e poterla così condividere pubblicamente con voi.

Cosa è per te la bellezza ?

Quando smettiamo di pensare a noi. Quando non siamo il centro dei nostri pensieri, è il mondo si fa spazio, è quello che appare quando io non ci sono. E’ il mondo fuori. E’ quel bambino che vedo raccattare dalla spazzatura un po’ di cibo, dignitosamente. Il suo gesto mi fa capire che è attaccato alla vita, alla sopravvivenza. E che sicuramente ce la farà. Lo penso sempre.

Io esco, lui mi riaccompagna, mi abbraccia. Lo sento cerca de mi, prossimo al mio sentire.

Nell’aria l’odore del gelsomino.

Grazie a La Bellezza delle Parole e a Marcos y Marcos.

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