Gin Tonic ? no, grazie ! Puntare sempre su sé stessi, è necessario.

Procede la mia maratona #Stregathon: leggo libri che sono stati candidati al rinomato premio e che, non per forza, stanno galoppando verso la finale.

Perchè tutti gli anni decido di dedicarmi a questa “pratica” ?

Non perchè sia una fan del Premio Strega, nè perchè ho esaurito tutti i libri che giacciono sulla mia libreria e devono ancora essere letti.

Per capire, per capire cosa appassiona il mio paese, i suoi lettori e … le lobby.

Due i libri appena terminati “Gin tonic a occhi chiusi” di Marco Ferrante (Giunti Editore) e “E invece io” di Davide Grittani (Robin Edizioni).

Indignata, sono indignata e delusa e … non capisco. Insomma mi ritrovo sempre a dover constatare che l’Italia vuole essere mediocre, l’Italia vuole essere quella dei pochi problemi, del “é meglio un gin tonic!”

Devo dire no grazie, non solo al gin tonic !

Non solo all’Italia posticcia e pecoreccia che mi ricorda sempre da che parte guardare, non solo alla cultura degli anni 2000, che trovo sempre più imbarazzante e poco rispettosa dell’intelligenza umana.

Dico no, ai libri che sono spot televisivi, che non seguono nessun criterio, che occupano spazio e inchiostro ingiustificati.

“Gin Tonic a occhi chiusi” sembra un libro scritto per l’èlite, per compiacerla, per far sì che questa estate, sotto gli ombrelloni chic di Forte dei Marmi, non si possa parlare d’altro.

No, non voglio questa Italia !

Non voglio arricchire la mia interiorità con questo tipo di “prodotto”. Superficiale, poco piacevole, molto banale.

Io sono una di quelle, che non ha amato “La Grande Bellezza” di Sorrentino: un già visto, parole, gesti, vestiti, modi, cliché, tutto pazzescamente imbarazzante e scontato. Così anche nel libro.

Altra cosa invece il piccolo e intimo lavoro di Davide Grittani, narra di un uomo nel suo equatore della vita, che decide di partire per il Sud America per festeggiarsi. Per regalarsi la giusta ricompensa e forse, così, darsi la possibilità di essere altro.

Un uomo che si dona, al lettore, a sé stesso, con la sua umanità, che si chiede se ciò che ha vissuto, visto, perduto sia tutto così irripetibile e irrimediabile.

Un uomo, che riempie il suo tempo, di vita.

Davide Grittani mi ha agganciata, mi ha fatto capire come sia sempre difficile esserci, far sentire la propria penna in un mondo che segue regole, italiane. Dove la meritocrazia e il buon gusto sembrano un lontano miraggio.

Mi chiedo, ma tutto questo clamore intorno al Premio Strega ! Tutto questo, che un tempo era scoprire talenti, fare cultura, dove si è perso tutto questo ?

In una bottiglia di liquido giallo che sa di zafferano.

In una bottiglia che è possibilità di vendita, in una bottiglia che ormai ha sbiadita quella meravigliosa etichetta che fa delle bibite alcoliche di altri tempi dei cimeli, che parlano di passato e di ciò che non tornerà mai più.

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