Sul confine … con Cipria !

“Meglio soffocare un bambino nella culla

che mantenere inappagato dentro di sè un desiderio”

William Blake

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“Cose che non farò mai più:

1  Prendere l’uomo di un’altra donna. Non intenzionalmente, voglio dire …

2  Cercare di essere diversa da quello che sono in ogni momento, pubblico e privato, tranne sulla scena o sul set …

3  Cucinare, cucire, lavare i piatti, pelare le patate, mangiare cipolle, rosicchiarmi le unghie

4  Indossare calze bianche o far parte di una colonia di nudisti

5  Amare l’opera, il numero tredici, lo Jodel, gli spaghetti freddi, i topi, i serpenti, gli uomini che si radono la nuca, o le banane troppo mature

6  Andare matta per la musica classica, i panini, il fumo dei sigari, i posti che sanno di ospedale, e lo smalto nero per le unghie

7 Andare in visibilio per le orchidee, le lettere d’amore anonime, le cartoline ricordo, i terremoti, i braccialetti da schiava, o i letti con il materasso duro …”

… Mae West, Appunti *

Ironiche. Anime che sono nate oltre confine. Donne che sbocciano dentro tamburi che vibrano, rilasciando frequenze e suoni grevi, polifonici.

Chi ha già un passo più in là del suo tempo, lo vedi nello sguardo, nella camminata, nell’essere.

A volte coperte, travestite, anonime.

Dentro contengono già quello che verrà, e credono nell’azione, nel clandestino, nei vestiti tradizionali come porta-libri segreti.

Avventura, coraggio, attivismo, immaginazione; queste le caratteristiche che dominano la donna-oltre confine.

Abiti comodi, fuori dai canoni, contrasti, un pizzo romantico, su pelle dura, abbronzata, tatuata. Abiti che sono un atto di dichiarazione, che sono compendio e non maschera.

Così come le donne chiamate a godere delle pagine magistrali di chi ha lasciato un segno nel suo cammino, donne che non si negano, che vivono oltre le restrizioni della loro cultura d’origine. “Leggere Lolita a Teheran”, è un canto per chi crede nel coraggio, nella bellezza e nella necessità di tramandare, anche illegalmente ciò che può confortare e arricchire una mente.

Il dettaglio, il pizzo ricercato, la pelle che si intravede, quell’abito poco sopra il ginocchio, leggero, misterioso. Scivolando tra le pagine di “Americane Avventurose”, veniamo avvolte dalla esaltazione per il particolare, ogni ritratto femminile narrato è un fermo immagine che vuole lavorare sul piccolo, su ciò che rende leggera e indolente una donna. Giochi di contrasto, dolore, timidezza, osare per ricercare la propria forza d’origine.

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Vestire il vento e la natura. Usare sonagli, colori. Essere un prolungamento del mondo. Stampe floreali e ghirlande sul capo.

Ogni cosa è lì per un motivo, ogni suono, un mantra. E’ così che si cerca di sentirsi nella propria essenza, nella propria storia, nell’essere in questo tempo, ciò che donne prima di noi hanno cercato di essere: generatrici.

Che non vuol dire madri di un figlio, ma creatrici, in grado di partorire l’insolito, il miracolo.

Le “Medichesse” che si sono prese cura, attraverso la loro naturale propensione, del prossimo. Ascoltando le piante, formulando ricette che potessero allietare la vita. Pensando agli odori, ai profumi. Alle estrazioni supreme. Ricche.

Solitarie. Streghe. Perseguitate a causa del loro potere.

Hanno fatto del viaggio e del cammino condiviso un punto di forza unico.

“- Viaggiate sempre da sole?”

Il silenzio che segue la mia domanda rimbomba come una cannonata. Questa volta è Marieke a intervenire, con un tono un po’ allarmato.

– Viaggiamo insieme

– Sì, d’accordo, volevo dire …

Lieve mi interrompe di nuovo.

–  Vuole dire senza un uomo. Diecimila donne che viaggiano insieme secondo lui sarebbero sole.

Josè Ovejero, Donne che viaggiano da sole

Le donne, quelle che sono sicure di essere di umana natura, camminano unite, sapendo che l’altra è come te. Possibile di fallimento, di tenere le redini, di cercare di non perdere l’equilibrio, ma che in fondo desidera solo una cosa, buttarsi in mare, così vestita, e lasciare il corpo galleggiare, lasciarsi trasportare dal confortante abbraccio delle onde. “Donne che viaggiano da sole” percorre luoghi reali e immaginabili, lingue, usanze e costumi, mani, però simili, con le stesse righe: della vita, della morte, dell’amore, del denaro.

Prenoto il mio prossimo cammino.

Spero in compagnia di donne.

Se dovesse essere, starò bene anche con me. Sola.

Ma di librovestita.

LETTURE:

Leggere Lolita a Teheran, Azar Nafisi – Adelphi

Americane Avventurose, Cristina De Stefano – Adelphi

Medichesse (la vocazione femminile alla cura), Erika Maderna – Aboca 

Donne che viaggiano da sole, Josè Ovejero – Voland

ABITI:

Cipria Cesena

 

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