Un atto costitutivo_Appunti per un naufragio

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Ph. Voglio Scrivere di Te

Apro così, questi miei pensieri.

E’ un libro da leggersi, è un libro che dovrebbe entrare di diritto nelle letture obbligatorie di tutti i cicli scolastici.

E’ un inno al naufragio, alla vita.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Troppo spesso ci dimentichiamo di questi piccoli ma potenzi paragrafi che fanno di noi una Terra meravigliosa, una Terra che è in grado di tendere una mano con compassione ed aiutare il prossimo, al di là del nostro e loro credo.

Il lavoro, che Davide Enia ha compiuto per scrivere questo libro, è una esperienza di vita.  Ci parla della sua, del naufragio che ha conosciuto a Lampedusa, di uno zio che pieno di metastasi si muove come un naufrago negli ultimi attimi, come Don Chisciotte, di ciò che sente far parte delle sue radici. Di ciò che la Terra gli chiede di accogliere e lasciare.

In queste giornate, di fine giugno, così legate al mondo pagano, dove festeggiamo la natura rigogliosa, la creatività, e dove ci accingiamo a vivere il giorno più lungo dell’anno, non posso non pensare a chi si affida ad un gommone, a un barcone per raggiungere un sogno di vita migliore.

Un sogno di vita che molti di noi, evitano di affrontare per perdere tutto.

Invece credo che imparare a lasciar andare sia uno dei rituali che partendo da oggi, dovremmo iniziare a praticare.

Dita puntate, opinioni sempre a portata di mano, facili da pronunciare; guardare, ascoltare, sentire. Ecco la pratica del giorno, ecco ciò che dobbiamo richiedere al nostro Io.

 

Vorrei che ricordassimo tutti questo passo di storia che Enia, riporta nel suo testo:

Una ragazza fenicia scappa dalla città di Tiro, attraversando il deserto fino al suo termine, fino a quando i piedi non riescono più ad andare avanti perché di fronte c’è il mare. Allora incontra un toro bianco, che si piega e la accoglie sul dorso, facendosi barca e solcando il mare, fino a farla approdare a Creta. La ragazza si chiamava Europa. Questa è la nostra origine. Siamo figli di una traversata in barca.

Alzo il calice e brindo alle visioni a forma di toro, a ciò che la mancanza di ciò che ci rende esseri viventi ci porta a sognare, a ciò che è necessario richiedere a noi stessi, per esserci, con presenza, in questo oggi.

Buon naufragio.

Giorgia

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