Un viaggio in macchina, in solitudine. Abbiamo fatto una gran perdita.

Alberto Cellotto, poeta, romanziere e pittore.

Un uomo che cerca di perlustrare l’anima attraverso svariati linguaggi. Il suo primo romanzo, in forma epistolare, è la rappresentazione scritta del nostro viaggio.

Il suo titolo “Abbiamo fatto una grande perdita”.

Sono ancora qui che sento le tappe di Martino (il protagonista) sulla mia pelle, sono ancora qui che posso sentire la sua voce, i suoi dubbi, la sua voglia di riscattarsi con il passato, le mancanze, le occasioni perdute o mai dichiarate.

Piango e rimpiango questo incontro che è stato più che letterario.

Alberto è riuscito a far vivere su carta, un personaggio. Una persona.

Cosa significa concedersi un viaggio? In questo mondo che è routine. In questo mondo che ci allontana da noi e dall’essenza delle cose. E’ importante fermarsi e regalarsi n o i.

“Abbiamo fatto una gran perdita”, parla di tanto, parla del fatto che ci stiamo allontanando da ciò che ha reso nobile e forte la nostra anima: le relazioni sociali, i contatti umani, le lettere, la memoria.

Sempre più spesso la memoria come valore viene relegata solo ad alcuni ambiti culturali, tra i quali i libri e i quadri.

Per il resto, ci fanno intendere che tutto è sostituibile, che la memoria può essere fuori da te in un cassetto, dove puoi conservare i tuoi ricordi, che non rivedrai mai più.

Un libro che mi ha stravolta. Mi ha tenuto compagnia e ancora me ne tiene sul comodino.

Scoprire Alberto Cellotto, attraverso il nostro carteggio e la sua produzione, mi ha emozionata, scoprire che è ancora possibile avere uno scambio con chi fa dell’arte la propria espressione. La propria Itaca. Mi ha rincuorata.

Ecco cosa ne è venuto fuori dalle email scambiate:

Partiamo dai quadri , da questa dimensione…

Dal 2009 al 2014 circa mi sono mosso poco da casa, inclusi i fine settimana. Forse anche per questo, all’altezza del 2011 ho iniziato a fare qualcosa stando chino sopra tavole di legno o su lastre di polistirolo (solo ultimamente ho iniziato usare anche le tele). Non uso pennelli o cavalletti, ma solo le mani, materiali disparati, rifiuti, oggetti contundenti, come punte di trapano, lime o altro e chiaramente sostanze coloranti, indurenti e molta polvere di gesso o alabastro (ma sappiamo bene che i materiali contano pochissimo). Sono circa sette anni quindi che ho iniziato e non mi sono stancato di queste fare queste tavole, anche se star chino sopra le tavole a volte diventa stancante da un punto di vista muscolare e ad esempio in questi periodi le zanzare, nel posto dove mi metto, iniziano a tormentarmi.

Cosa pensi della morte ? come la vedi ?

Oddio…
Non la vedo, mi fa pensare però alla mancanza della festa che è il vedere stesso. Ecco, quando la penso la penso spesso in relazione alla luce. Ma più che alla “morte” penso al “morire”, che non sono la stessa cosa, credo: il morire esiste senz’altro, la morte forse no.
I tuoi colori preferiti ? E perché ?
Ocra, perché letto al contrario è “arco”
Le emozioni che colore hanno ? e che musica ?
Non penso a sfumature di grigio, ecco, quello no, per il resto è proprio difficile rispondere a queste due domande, soprattutto a quella sulla musica.
A quale tua opera sei legato particolarmente ? la tua fiaba preferita ?
Mi sa che si è sempre più legati all’ultima opera e… alla penultima fiaba (“Rosaspina”?)
Cosa ti affascina di Rosaspina ?
Quando si punge, la puntura.
 l’odore tuo preferito di sempre ? 
L’odore della resina dei pini surriscaldata, quando fa molto caldo e afa.
Vi invito a scoprilo.
Insieme a Martino, rimarranno dentro di voi.
alberto-cellotto-instagram
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